Il gioco simbolo delle bambine abbraccia la diversità e i canoni estetici più “normali”.
La nostra cara Barbie, fin dai suoi esordi sul mercato (nel lontano 1959), ha sempre affascinato intere generazioni di bambine. Fisico perfetto, lunga e bionda chioma, alta e slanciata: le Barbie girl hanno impersonificato quell’idea di bellezza, così difficile da raggiungere, ma che troppo spesso ci viene propinato dalla cultura di genere.
Canoni estetici impossibili, che diventano degli obiettivi da raggiungere, lasciandoci troppo spesso insoddisfatte, incapaci di amare il nostro corpo.
BARBIE PER LA DIVERSITÀ (O NORMALITÀ?)
Da qualche tempo a questa parte Mattel ha deciso di cambiare rotta ed aprirsi ad un pubblico più eterogeneo. Come? Abbracciando le diversità del corpo umano, lasciando da parte quei canoni di bellezza così rigidi e lontani, per avvicinarsi alla normalità.
Mattel sta provando a superare l’ideale di bellezza standard per permettere ad ogni bambina di sentirsi rappresentata e di potersi rispecchiare nelle loro inseparabili compagne di gioco.
Il progetto per il rilancio del marchio è stato chiamato “Alba” (forse a voler intendere “Alba di una nuova era”?).
PIÙ TAGLIE PER TUTTI
Nel 2016 inizia questa inversione di tendenza con l’uscita sul mercato dei nuovi modelli di Barbie, della linea Fashionistas, con taglie e dimensioni più realistiche: si tratta di Barbie Petit (minuta), Barbie Tall (alta) e Barbie Curvy (formosa). Non solo forme diverse, ognuna di queste Barbie è disponibile in una grande varietà di colori di pelle e acconciature, per un totale di 33 nuovi modelli.

SUPEREROINE DEI GIORNI NOSTRI
Nel 2018 è stata messa in commercio la linea Shero (She + hero), sempre della Mattel, la collezione che vuole omaggiare tutte le donne supereroine, coloro che sono state in grado di rompere le barriere, uscire dagli schemi, e che vogliono essere di ispirazione per tutte le future bambine.
Tra queste troviamo la prima Barbie con il velo, in assoluto. Si tratta di una bambola con l’hijab, il tradizionale velo islamico, creata ad immagine e somiglianza di Ibtihai Muhammad, una schermitrice americana che si presentò alle Olimpiadi 2016 indossando il velo.
Non solo, anche Ashley Graham, la famosa modella curvy; la ballerina Misty Copeland, con i suoi muscoli ben in vista; la regista Ava DuVernay, con le inconfondibili treccine e maglione a collo alto.

LA RAPPRESENTAZIONE ARTISTICA DELLA DIVERSITÀ
Al di là della Mattel, anche vari artisti hanno voluto includere qualsiasi diversità nelle loro creazioni.
Kay Customs in particolare, prende ispirazione dalle persone reali per creare delle bambole personalizzabili. Le sue bambole sono simbolo del superamento dei classici canoni di bellezza, e hanno come obiettivo quello di raccontare una bellezza diversa.
Tra le sue creazioni troviamo bambole con la vitiligine (la condizione della pelle che presenta macchie più chiare sul corpo), con l’albinismo (depigmentazione della pelle, scarsa tolleranza alla luce), o bellissime bambole afro (con vestiti tipici, e capelli riccissimi).

Stiamo assistendo quindi a un ribaltamento dei canoni estetici, a partire dal simbolo del gioco delle bambine. Anche la massima espressione del canone estetico legato al gioco, e quindi al condizionamento che avviene sulla mente dei bambini, riesce ad uscire dai canoni estetici, e sociali, prestabiliti.
Chissà se questa inversione di tendenza possa andare a condizionare le altre forme d’arte?
Anche tu sei un artista e affronti il tema della diversità nella tua arte?
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