Expo4talent blog // Di Tendenza

Selfie perfetti e l'ossessione per il fotoritocco

By Cristina Monaco

27 marzo 2019

condividi sui social

Un esperimento fotografico ha messo in luce l’omologazione dei più giovani alla “bellezza digitale” sui social

 

 

La parola “selfie” è entrata ormai nel linguaggio di uso comune (la si trova anche nel vocabolario!).
A cosa è dovuto tutto ciò? Sicuramente a una società che ha dato importanza non solo alla parola, ma all’atto in sé: scattarsi un selfie è oggi talmente naturale come bere un bicchier d’acqua.
Ma questa ossessione per i selfie porta con sé anche qualcos’altro?

 

È quello che ha voluto scoprire il fotografo britannico John Rankin con un interessante progetto fotografico, “Selfie Harm”, ossia “Danni da selfie”.
Con questo esperimento Rankin ha voluto misurare l’impatto che i social e i selfie hanno sull’immagine, l’autostima e la percezione di sé dei più giovani.

In cosa consiste il progetto?
Il fotografo ha selezionato una quindicina di adolescenti, tutti tra 13 e 19 anni, e scattato loro delle foto. Ha poi chiesto a questi ragazzi di modificare le proprie foto, di ottimizzarle a proprio piacimento affinché fossero “social media ready”, ossia pronte per essere postate sui social media.
In circa cinque minuti, grazie a semplici App sullo smartphone, i ragazzi le hanno ritoccate e non si sono limitati al “Filtro Bellezza”.

Guarda tu stesso.

 

 

 

I risultati hanno mostrato talmente tante modifiche da risultare in una sorta di “bellezza digitale” o “universal face”, canoni rigidi di bellezza più propensi a catturare i like: pelle perfetta da Photoshop, labbra carnose, zigomi alti e occhi grandi.

Ma ciò che sorprende di più sono le dichiarazioni dei ragazzi: tutti hanno confessato di preferirsi al naturale, ma di vedersi quasi obbligati a postare foto di questo calibro per rendersi migliori agli occhi dei social.

Non solo i giovanissimi, anche i VIP cadono nel trabocchetto del fotoritocco: top model già bellissime che non ne avrebbero proprio bisogno, ma che comunque non postano foto senza passare per Photoshop.

Dice Rankin: «Le persone imitano, di fatto i loro idoli: rendono gli occhi più grandi, il naso più piccolo, la pelle più luminosa. Tutto ciò che piace ai social media, dove ciascuno mostra una versione bidimensionale di sé con inquadrature e luci perfette, e tutti difetti apparenti rimossi. Siamo sovraesposti a immagini iper-ritoccate: è solo una delle tante ragioni per cui stiamo vivendo in un mondo pieno di tristezza, ansia e dismorfie, soprattutto fra i giovani».

 

L’obiettivo di John Rankin è quello di dare voce agli effetti pericolosi che questa tecnologia sta avendo sullo stato mentale delle persone, in particolare sugli adolescenti, i soggetti più deboli.
Che si tratti di omologazione? Ansia da prestazione? Insoddisfazione?
Fatto sta che questa nuova tecnica danneggia anche il mondo della fotografia: tutti i ritratti sono diventati omogenei, “e ciò è molto triste”, commenta Rankin.

Non si pensi però che la colpa sia esclusivamente dei social. Il problema di omologazione a un modello etereo proposto dai media esiste da sempre. I social altro non sono che l’ultimo tassello di questa mentalità.

 

  • seguici su

Questo sito utilizza cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Continuando a navigare acconsenti all'utilizzo dei cookies in forma anonima. Per maggiori informazioni leggi la privacy policy. Per accettare i cookies clicca il bottone in basso.

Accetta