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Perché la musica classica è dei cattivi?

By Cristina Monaco

17 aprile 2019

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Al cinema e in tv se c'è un malvagio, si sente sicuramente della musica classica

 

 

Per il mondo di Hollywood, la musica classica è diventata il marchio distintivo dei cattivi.
Solitamente sugli schermi infatti vediamo melodie orchestrali che accompagnano le riflessioni dei geni del male, o i piani dei serial killer.

Si pensi a Psycho II, dove Norman Bates suona “Al Chiaro di Luna” di Beethoven.
Oppure ad Attrazione fatale, in cui Madama Butterfly accompagna la riflessione sulla vendetta di Alex Forrest.
Nel Silenzio degli Innocenti le “Variazioni Golberg” fanno da sottofondo al massacro dei guardiani di Hannibal Lecter. E questi sono solo alcuni film, potrei andare avanti ancora per molto.

E così la musica classica è diventata IL MALE.
Ma non il male e basta, ma quel tipo di malvagità associata a una personalità sofisticata e colta, una sorta di genio. Ed è proprio questo binomio che si cerca di replicare quando si mettono in scena il sangue e la musica classica, insieme.

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Da dove nasce questo accostamento?

Una volta la musica classica era la colonna portante dell’intrattenimento popolare americano.
Negli anni 60 ci fu la svolta, una nuova era dell’intrattenimento di massa.
L’aumento dei film e l’esplosione della musica Rock relegano la musica classica a mero accessorio stilistico: per dare una carica emotiva a una particolare scena o per evidenziare un personaggio ricco ed elitario.
Negli anni 70 la funzione della musica classica inizia ad avvicinarsi al binomio di cui abbiamo parlato poco fa: non solo la raffinatezza delle classi più altolocate, ma anche simbolo di soldi, smania di potere, follie e spietatezza. Con Stanley Kubrik si spiana la strada a questa concezione: si pensi ad Arancia Meccanica.
La musica classica è ormai diventata la colonna sonora della malvagità.

Alla fine questo tipo di musica è passata dal rappresentare non solo il ricco malvagio, ma anche il personaggio che esula dalla ricchezza. Così diventa anche il malvagio colto, il geniale assassino.
E la musica classica ne rappresenta perfettamente la sofisticatezza, l’ambiguità, ma anche l’inaffidabilità.

 

Non solo intrattenimento, ma anche implicazioni sociali.

È da prendere in considerazione che la rappresentazione dei cattivi nei film rispecchia anche le angosce della società.
Quella paranoia populista che vede l’alta società, con i gala, le orchestre e gli abiti da sera, come una trappola scintillante per celare la fonte brutale della sua ricchezza.
Il decoro diventa complice della corruzione morale.
La vera minaccia all’uomo comune non è più il pazzo delirante nelle strade, ma il garbato psicopatico.

Così i film vanno a mostrare quei colpevoli che vorremmo poter condannare: i potenti e i ricchi, quei padroni dell’universo che, con parole gentili, compiono azioni mostruose.
E la cosa più inquietante di questi antagonisti non è la loro perversità, ma la loro gentilezza.
E la sinfonia classica diventa il suono di questa civiltà, che professa l’uguaglianza e pratica l’ingiustizia.

 

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