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Sai che la musica in streaming inquina?

By Cristina Monaco

20 maggio 2019

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Sebbene non abbiano un supporto fisico, le tracce consumano energia tramite i Data Center

 

 

Lo tsunami di Greta Thunberg ha investito tutti noi, aprendo gli occhi di migliaia di persone riguardo la salute del nostro pianeta, che stiamo distruggendo giorno dopo giorno.

Stiamo diventando sempre più attenti e consapevoli dei danni che provochiamo al nostro mondo, e cerchiamo di prendere misure cautelari. Come ridurre o eliminare del tutto la plastica, incentivare il riciclo, ridurre i consumi energetici e in generale, far respirare la Terra.

 

Ti sei mai chiesto se l’arte sia inquinante? Soprattutto la Musica?

Nel nostro immaginario collettivo, la musica in CD o Vinile ha un determinato impatto ambientale: per il ricavo delle materie prime, la produzione, gli imballaggi, la spedizione, lo scarto…
Mentre la musica in streaming è la soluzione più ecologica in quanto non esiste supporto fisico, e quindi neanche inquinamento.

Giusto?

Sbagliato!!

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La musica in streaming un impatto ce l’ha!

Anche se dematerializzata, ha un vero e proprio supporto fisico: i Data Center. E secondo alcuni ricercatori dell’Università di Keele, questi potrebbero essere addirittura più inquinanti della Musica fisica di Vinili e CD.

Ma andiamo più nello specifico, prendendo in esame l’intero ciclo produttivo.

Partendo dalle materie prime, la musica streaming non ha un supporto fisico per la distribuzione, mentre per un disco in vinile sono necessari 135 grammi di PVC (che richiede un’emissione di 0,5 kg di CO2). Se pensiamo che in un anno nel Regno Unito vengono venduti 4 milioni di dischi in vinile, otteniamo quasi 2mila tonnellate di anidride carbonica.

Per quanto riguarda i CD invece, il loro materiale fatto di policarbonato e alluminio diminuisce l’emissione di anidride carbonica di 0,1/0,3 kg rispetto ai dischi in vinile. Però il materiale dei CD è difficile da riciclare, a differenza del PVC che è completamente riutilizzabile.

 

L’impatto della musica in streaming è difficile da quantificare, ma è comunque tangibile.
Le tracce musicali fluide sono contenute in enormi Data Center che assorbono grandissime quantità di energia elettrica, lavorando 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Inoltre producono calore, che necessita di ulteriore energia per gli impianti di raffreddamento. Le tracce hanno bisogno di una rete per essere poi trasmesse ai singoli dispositivi, che a loro volta dovranno assorbire energia per funzionare.

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Sebbene lo studio non abbia considerato le fonti d’energia rinnovabili per i Data Center (utilizzate ad esempio da Google e Apple), ha di certo aperto una riflessione sull’impatto ambientale della musica streaming, rendendo consumatori ed esperti sempre più consapevoli.

Quindi? Da oggi doseremo bene la quantità di musica ascoltata?
O torneremo ai cari vecchi dischi in vinile?


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