Dalle menti dei due artisti si è creato un cortometraggio iconico e surrealista
Appena ho saputo di un cartone firmato Disney e Dalì sono rimasta sconvolta, ma nel senso positivo.
Perciò, presa dalla curiosità, ho voluto approfondire la cosa.
Non crederai che ti sveli tutto subito vero?
Partirò invece dall’inizio dei tempi. Perché che storia sarebbe senza incipit?

Parliamo di Salvador Dalì e Walt Disney, due artisti famosi e iconici.
Beh questi due hanno molto in comune.
Prima cosa in comune: una mostra del 1936 al MoMa di New York dal titolo “Fantastic Art, Dada and Surrealism” in cui le opere di Dalì accompagnavano stralci di un cortometraggio Disney molto amato a quel tempo, “Silly Symphony” Three Little Wolves.
Per il loro primo vero incontro però dobbiamo aspettare il 1944, quando Jack Warner, il fratello più piccolo della Warner Bros, diede una festa a Los Angeles. Salvador Dalì, spagnolo, si trovava nella città degli Angeli per lavorare a una sequenza per il prossimo film di Alfred Hitchcock (Io ti salverò).
Beh, galeotta fu la festa, in quanto tra Dalì e Disney scoccò subito la scintilla: un’affinità strepitosa sia in ambito artistico che nella vita. In sintesi, erano due persone che nutrivano ambizioni complementari. Uno dei biografi di Disney li descrisse così: “Pur essendo considerato il portavoce di un’arte alta, Dalì desiderava essere riconosciuto come un’artista ‘popolare’. Allo stesso tempo, l’arte popolare di Disney era influenzata dall’arte alta e Walt sognava che le fosse riconosciuta la stessa dignità”.
Questo feeling rese possibile la nascita di una collaborazione tra i due con un vero e proprio contratto stipulato nel 1946 per la creazione di un corto d’animazione.
Il corto, dal titolo Destino, vedeva come protagonista una ragazza innamorata in cerca del suo sfuggevole amante, il tempo. Per raggiungerlo, la ragazza doveva passare attraverso spazi surreali, creati da Dalì e quindi spazi pullulanti di orologi liquidi, ombre e forme irreali.
Un corto che mostrava molteplici chiavi di lettura, risultando adatta sia al pubblico più giovane che a quello adulto: una storia di una ragazza alla ricerca del suo amore, ma anche una magica esposizione della vita nel labirinto del tempo.
Il progetto si rivelò essere però un’ardua impresa in quanto Salvador Dalì continuava a fare richieste di ogni genere, e meritava un compenso ben adeguato alla sua figura, ma la Disney non se la passava bene economicamente tra lo stop della guerra e qualche flop al botteghino.
Inoltre il lavoro proseguiva molto a rilento e dopo otto mesi si decise di accantonarlo. Oltre le difficoltà economiche, in otto mesi con i lavori prodotti da Dalì si riuscì a tirar fuori solo 20 secondi di animazione. Inoltre i dubbi proliferavano in quanto Fantasia, un corto precedente, non fu capito e apprezzato dal pubblico, e questo mostrava punti in comune con Destino.
Dopo il fallimento, Dalì e Walt Disney non si parlarono per un po’. Non perché avessero litigato, come riportarono i gossip all’epoca, ma perché nessuno dei due era intenzionato a riaprire le ferite ancora fresche.
Fu Walt Disney a fare il primo passo quando inviò a Dalì una copia di Macbeth da lui illustrato chiedendone un autografo. I due si incontrarono di nuovo nel 1951, quando Dalì andò in California come turista. Le cronache di quei giorni parlano di due uomini sereni che discutevano di nuovi progetti da realizzare insieme.
Facciamo un balzo in avanti nel tempo, siamo negli anni Novanta con il nipote di Walt Disney, Roy, intenzionato a creare un sequel di Fantasia.
Spulciò nei meandri delle opere vecchie bloccate o bocciate, in cerca di materiale o semplice ispirazione, e una cosa catturò la sua attenzione.
Quei 20 secondi di animazione nati dalla collaborazione tra Dalì e Disney. Decise di raccoglierli, usarli e rielaborarli per il pubblico del Duemila.
Fu così che nel 2003 Destino vide la luce. E incantò tutti.