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Fuori Contest - Vivian Maier: la donna che cambiò per sempre la Street photography

By Francesca Cinus

03 agosto 2020

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Vivian Maier - La donna che cambiò per sempre la Street photography

Vogliamo raccontarti tante storie che ispirano

Nasce così “Fuori Contest - Storie potenti in formato mini” una rubrica dall’alto tasso ispirazionale che potrai fruire qui, leggendo un articolo del blog oppure su Instagram, proprio in formato “mini”.

Il nostro sogno è quello di sentirci sempre così, anche insieme a te: ispirati, affascinati dalla bellezza di una biografia, da un curioso aneddoto… dai colori di un’opera… .

Pensiamo che anche così possiamo aiutarti a credere ancora di più nelle tue possibilità e rinnovare il patto con la tua arte; sei un artista e noi lo vediamo chiaramente, ogni volta che condividi con la community degli exposer una tua opera.

Abbiamo scelto due storie e due personaggi, per questa prima edizione di #fuoricontest:

Vivian Maier (perché la sua storia ci affascina puoi intuirlo - in parte - dal titolo qui sopra) e Milton Glaser (L’uomo dai mille colori che fece di un cuore un simbolo).

Adesso mettiti comodo, il racconto sta per iniziare e se ancora non conosci Vivian Maier, beh, ti stupirà…

2007: un ragazzo, John Maloof, attraversa la strada di casa e, con la speranza di trovare nuovo materiale per una ricerca sulla sua città, Chicago, partecipa a un’asta; compra così, per 380 dollari, il contenuto di un box appartenente a una signora che non aveva pagato l’affitto. Una catena di eventi che ha portato Maloof a scoprire, tra gli oggetti acquistati quel giorno, un'infinità di negativi fotografici.

Era accaduto qualcosa di straordinario: si stava riscrivendo la storia della street photography! In una casa di riposo negli USA, un'anziana signora di origini francesi, Vivian Maier, stava per diventare una stella nel firmamento dei grandi fotografi. 

Maloof, dopo aver stampato alcune foto, le pubblicò su Flickr; l’interesse che suscitarono fu davvero fortissimo e, spinto dalla community, decise di approfondire la ricerca su quella donna tanto misteriosa; venne così a sapere che Vivian non aveva famiglia ed aveva lavorato per tutta la vita come bambinaia, soprattutto a Chicago e New York. Tanti possono dire: “Sì, lei è stata la mia bambinaia” e ricordare di quella volta che la loro tata li aveva portati a passeggio per ore, magari facendo sosta nelle zone più degradate della città, mentre scattava (insospettabili) opere d’arte. In effetti, Vivian, nelle case dove prendeva servizio, allestiva spazi segreti, camere oscure dietro porte con il lucchetto (ed era anche un'accumulatrice seriale, cosa importante per capire, poi, la sua poetica).

Forse, Vivian, aveva una vita ancora più segreta (con tanto di seconda identità) ma quello che già conosciamo di lei è pura bellezza. La donna, nonostante il suo lavoro, riuscì a viaggiare molto, in solitaria (il suo fu davvero un profilo da moderna viaggiatrice) e a scattare tante, tantissime foto (compreso un affascinante periodo a colori).

Furono pochi gli "anni di inattesa gloria" che la donna visse prima della morte, avvenuta nel 2009 in seguito a una caduta, ma il suo nome è diventato leggenda e, a guardare i suoi scatti, si capisce il perché.

I soggetti prediletti di Vivian Maier, sono stati le strade e le persone (spesso le più umili). Fotografava ciò che improvvisamente le si presentava davanti, fosse insolito o comune.


 

 

 

Ogni tanto Vivian Maier ritraeva se stessa, riflessa sul vetro di una vetrina o ombra sul terreno, come in una ricerca di sé stessa oltre che del mondo.


Per i suoi scatti, la fotografa, utilizzò inizialmente una box camera "Kodak Brownie"; nel 1952 comprò la sua prima Rolleiflex. Vivian Maier si innamorò della Rolleiflex e, durante la sua carriera usò Rolleiflex 3.5T, Rolleiflex 3.5F, Rolleiflex 2.8C, Rolleiflex Automat (e altre), successivamente, impiegò anche una Leica IIIc, una Ihagee Exakta, una Zeiss Contarex e varie camere SLR.


Se questa storia ti ha affascinato, c'è un bellissimo docufilm “Finding Vivian Maier” che consigliamo anche a chi non va pazzo per i documentari (il soggetto è talmente interessante che non c'è spazio per le pause e la narrazione risulta sempre avvincente, ritmata).

Innamorarsi di questa storia, per noi, è stato facile; quella catena di eventi piccoli ma straordinari che ha cambiato “tutto”, ci hanno emozionato e ispirato a continuare a credere nell’arte, nella sua forza timida o dirompente.

Vorresti scoprire un altro personaggio, questa volta dal mondo dell'arte grafica?

Ti assicuriamo che la storia di Milton Glaser vale la pena di essere letta e sta a un click da te!

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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