Un'artista che ha abbracciato una nuova e particolarissima forma d'arte
Ilenia Pecchini è un’artista che ci ha chiesto di partecipare ai contest di Expo4Talent.
Purtroppo la piattaforma ancora non ha una categoria in cui far rientrare la particolarissima forma d’arte di Ilenia. Pensiamo comunque che sia degna di nota, e che possa incuriosire molti di voi. Per questo abbiamo chiesto a Ilenia di illustrarci e raccontarci la sua creatività fuori dagli schemi.
Ciao a tutti, e un sincero ringraziamento al team di Expo4Talent! Sono Ilenia Pecchini, ho 21 anni e il mio atelier si trova a Luzzara (in provincia di Reggio Emilia): trascorro il 99% del mio tempo là dentro, a studiare qualsiasi cosa possa aiutarmi nel tentativo di svelare gli arcani dell’Universo e soprattutto a cercare di convogliare le intuizioni che ne ricavo in creazioni concrete. Scherzi a parte (ma non troppo), sono innamorata di tutto ciò che riguarda il funzionamento della mente umana, del nesso vibrante che sembra intercorrere tra il nostro mondo interiore e gli strati più sottili della realtà esterna, delle regole più profonde che generano e sottendono quest’ultima; gli ambiti da cui traggo ispirazione per i miei lavori sono variegati – psicologia, cosmologia, filosofia, letteratura (frequento il corso di lettere moderne all’università), ma senz’altro le spinte più importanti le ho avute dalla metafisica orientale e da alcune branche dell’esoterismo. Il mio percorso artistico è un tutt’uno con la mia indagine spirituale: l’arte è per me quello che la meditazione potrebbe essere per un mistico, anche se forse il parallelismo più calzante potrei farlo con l’alchimia. Creare, a mio avviso, è il modo più intimo e completo per comprendere.

Come ho accennato sopra, la colonna portante delle mie creazioni è l’aspetto interiore del reale. L’opera di cui ho allegato l’immagine si intitola “Al suo genio”, come la poesia di Hölderlin da cui ho preso le mosse per realizzarla, e consiste di una disposizione di oggetti comuni che richiamano le diverse sfaccettature dell’atmosfera tipica di una serata di svago: apparentemente questa struttura sembra essere fine a se stessa, ma nel momento in cui viene illuminata dalla luce del faretto che le sta di fronte rivela un significato imprevisto – l’ombra che proietta sulla parete retrostante ha infatti l’aspetto di una ragazza seduta immersa nella lettura di un libro. Analogamente, credo che nulla nell’Universo e nelle nostre vite sia contingente: ciò che ci appare secondario, fortuito, disordinato o periferico (come la struttura fisica della mia opera) in realtà esiste in forma di codice, e solo un accrescimento di coscienza (la cosiddetta illuminazione – il faretto) può decrittarlo e palesarne il senso (l’ombra della ragazza). Consentendomi di lavorare su un doppio livello – ombra e corpo, “grafico” e “scultoreo” – installazioni come questa mi offrono un’opportunità intensa di soffermarmi sulla relazione che intercorre fra buio e luce, inconscio e coscienza, intuizione e raziocinio, sogno e veglia, magia e logica, mente e materia – di portare quindi a galla ciò che normalmente resta celato, ponendo l’accento sul non-manifesto, l’implicito, il sotteso e il dimenticato.
Io credo che se la nostra società è arrivata a questo punto è perché abbiamo completamente perso l’attitudine all’ascolto. Animali, piante, oggetti – ma anche luoghi, sensazioni, impressioni, idee, sogni: tutto parla, e purtroppo noi siamo diventati perlopiù sordi a qualunque lingua diversa da quella che ci hanno abituato ad udire. L’atto di ascoltare eleva, estende – ci riconnette alla Totalità di cui abbiamo dimenticato di essere parte e risveglia dunque il senso del sacro, che ormai è complessivamente annegato nel materialismo, nel consumismo, nell’egoismo e in tutte le altre bassezze prodotte, purtroppo, dal nostro tempo. Le mie installazioni sono realizzate con materiali poveri e oggetti di scarto proprio perché il mio scopo è quello di riscattare ciò che consideriamo insignificante e consacrarlo, lasciando emergere le orditure segrete irrorate di significati cosmici che per natura cela: ad esempio, gli oggetti che compongono “Al suo genio” non sono stati posizionati col solo fine di generare un’ombra precisa, ma li ho valutati singolarmente per creare attraverso la loro collocazione una struttura in dieci stazioni che corrisponda per forma e significato all’Albero della Vita – il glifo cosmogonico e psicagogico alla base della Cabala Ebraica. Ogni cosa va trattata con rispetto poiché il divino è ovunque, il mondo un unico immenso tempio: lo stesso sabato sera a cui richiama la mia opera è oggi considerato il momento dello svago per eccellenza, eppure è così denso di nobili significati che un tempo gli alchimisti l’avevano prescelto come giorno idoneo al compimento della grande opera di trasmutazione del piombo in oro – ovvero la purificazione che l’adepto è invitato a compiere col fine di far emergere il divino che in lui alberga.

Premesso che amo l’arte a trecentosessanta gradi (ad esempio non credo mi sarebbe possibile concepire anche solo un mezzo scarabocchio senza una base musicale), il mio campo sono le arti visive: dipingo, disegno, lavoro il legno, realizzo illustrazioni e fumetti, sculture e installazioni; mi piace spaziare e cerco di impadronirmi di più tecniche possibili così da poter dare corpo al mio mondo interiore in maniera autentica e sincera. L’incubatrice entro cui le idee maturano e fermentano è sempre stata e sempre sarà, però, la scrittura: narrare è un tuffo a capofitto nella mia mente, in apnea – un vero e proprio intervento estrattivo della materia prima che poi diviene anche l’anima dei miei lavori più concreti.
Non mancano mai! Quest’estate aprirò un sito web e strutturerò con metodo la mia presenza sui social – ho in programma di creare anche un profilo Instagram dedicato esclusivamente a fumetti ed illustrazioni, così da poter iniziare a “far circolare” i miei personaggi. Sto approfondendo molto il discorso sulle “sculture d’ombra” – nelle opere a cui lavoro ultimamente, la stessa struttura proietta due o tre ombre diverse a seconda di dove venga posizionato il faretto che la illumina; ho accumulato materiale per la stesura di un graphic novel, ne sto preparando altro per l’allestimento di alcune mostre, voglio continuare a sperimentare con materiali e tecniche nuove e ad addentrarmi sempre più in ciò con cui invece ho già confidenza. Mi piacerebbe davvero tanto anche adattare alcuni dei miei racconti al cinema o al teatro: sarebbe più che magnifico vederli prendere vita in questo senso.

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